Democrazia e libertà.
Capita spesso nelle discussioni intorno a temi etici o politici, quando si arriva al fondo delle questioni e le armi della dialettica e dell'argomentazione razionale sembrano latitare, che uno dei contendenti faccia appello al “principio di maggioranza”, cardine e fondamento di ogni democrazia, apparentemente inattaccabile sul piano politico.
Ma quella regola stabilisce un metodo, non pone (presa per se stessa) limiti al legislatore e nulla impedisce che una democrazia proprio in ossequio a quel principio democratico, possa farsi tirannia, come del resto ci hanno spiegato A. Toqueville e J.S. Mill.
Non a caso il liberalismo si preoccupa di porre dei limiti al potere coercitivo del governo, indipendenti dal vincolo della volontà generale, mentre per il democratico coerente proprio quel vincolo è l'unico argine legittimo.
D'altra parte, il liberale, concorda con il democratico sul fatto che solo ciò che è voluto dalla maggioranza debba divenire legge dello stato, ma ritiene questa circostanza non sufficiente.
Quindi, se per il democratico l'unico ostacolo al potere costrittivo della maggioranza di cui il governo è espressione, è la maggioranza stessa, per il liberale quale è o dovrebbe essere questo limite invalicabile?
Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino. 26 Agosto 1789
Articolo 4
La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri : così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di quegli stessi diritti . Questi limiti possono essere determinati solo dalla Legge.
Scrive Luigi Ferrajoli in “Diritto e ragione”: <<Nei secoli XVII e XVIII il diritto penale fu il terreno su cui principalmente si venne delineando il modello dello stato di diritto. E' con riferimento al dispotismo punitivo che il giusnaturalimso illuminista sviluppò le sue battaglie contro l'intolleranza politica e religiosa e contro l'arbitrio repressivo dell' ansien règime. Ed è soprattutto attraverso la critica dei sistemi penali e processuali che si vennero definendo, come vedremo, i valori della civiltà giuridica moderna : il rispetto della persona umana, i valori <<fondamentali>> della vita e della libertà personale, il nesso tra legalità e libertà, la separazione tra diritto e morale, la tolleranza, la libertà di coscienza e di parola, i limiti dell'attività dello stato e la sua funzione di tutela dei diritti dei cittadini come sua fonte primaria di legittimazione >>
<<La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri>>.
Questa delimitazione della libertà individuale, del potere legislativo e di quello giudiziario, permette di discernere il peccato dal reato e rende incoercibile la libertà di parola , di pensiero e di coscienza e fa dello Stato il tutore dei diritti di ognuno.
Questi limiti (senza i quali la democrazia stessa verrebbe travolta) posti dal liberalismo alla democrazia e alle maggioranze di di qualsiasi conio, fanno giustizia delle pretese dei paladini dell'Identità che, al contrario, pretendono che le libertà si fermino di fronte alla Tradizione e alle maggioranze religiose.
La democrazia o è liberale, o non è.