Piergiorgio Welby, un uomo libero.
Che la chiesa abbia il diritto di rifiutare la celebrazione della messa a chicchessia, è un fatto che definirei banale, scontato, ma che si possa nutrire qualche dubbio sulla legittimità morale del rifiuto, è altrettanto certo, in special modo quando il diniego riguardi figure come Piergiorgio Welby, una vita di sofferenze, gentil dono del Creato o svista della Provvidenza...
Se il funerale al Generale Pinochet (con migliaia di morti sulla coscienza) si è regolarmente tenuto e se per il bandito De Pedis, uno dei capi più potenti della banda della Magliana, si è pensato addirittura di farlo riposare tra papi, cardinali e martiri, nella cripta della Basilica di S. Apolinare, evidentemente essere dei noti criminali, non “contrasta con la dottrina cattolica”, almeno non troppo. Purché ci si confessi e ci si penta, sembrerebbe.
Ma, agli occhi del Vaticano, quel che ha fatto Welby le supera tutte. E non può essere perdonato.
Altro che stragi o delinquenza organizzata, cose da nulla al confronto; trattasi di pecorelle che tornano all'ovile, in fondo.
Welby ha rifiutato l'etica dell'obbedienza, ha rubato agli dei il fuoco dell'autonomia morale, ha svelato urbi et orbi l'immoralità di un'etica eteronoma, di un'etica immatura che sull'altare dell'obbedienza sacrifica ogni umanità, ogni dignità.
Ha svincolato la sua vita dalla tutela metafisico-religiosa, si è fatto dio, Signore della sua vita.
Ha svelato lo iato tra religione ed etica ed ha praticato la libertà fino al punto di decidere l'ora della sua fine e strappandola alla Natura si è fatto Signore della sua morte.
E' sceso dalla croce e non doveva...
Un uomo libero
“Tu puoi mangiare liberamente di ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non mangiare! Poiché il giorno in cui ne mangiassi, di certo moriresti”
“No, voi non morrete; anzi il Signore sa che qualora ne mangiaste, si aprirebbero gli occhi vostri e diventereste come Dio, conoscitori del bene e del male”