SUI MATRIMONI GAY.
Lo dico chiaro: non sono contrario alle nozze gay.
Non sono contrario per la evidente ragione che se si vuole garantire anche a loro, come dovrebbe essere in una democrazia liberale, i diritti che spettano a tutti gli altri cittadini, l'unico strumento idoneo è il matrimonio.
Si dice che la nostra Costituzione non lo permetta, ma nulla vieta che si possa creare un istituto analogo che consenta allo Stato italiano di rispettarne l'art. 3, il quale prevede che davanti alla legge tutti siano uguali “senza distinzione di sesso, di razza [...] di condizioni personali e sociali.”, come del resto è stato fatto in vari paesi europei come la Spagna, l'Olanda o l'Inghilterra.
Ma la famiglia naturale è fatta da un uomo e una donna, si obietta.
Per la verità non ricordo esempi di matrimoni, né civili né religiosi, in natura, come del resto non conosco una adeguata risposta alla domanda: perché dovremmo seguire la natura?
In natura, per esempio, quando un nuovo maschio di leone prende il comando di un branco e scaccia il precedente padrone, il conquistatore uccide di norma i piccoli, specialmente se la mamma ancora li allatta, in modo da potersi al più presto riprodurre, invece di “mantenere” cuccioli non suoi, naturale no?
In un recente post sui Bonobo ho raccontato che il “ sesso, tra i bonobo, ha, oltre a funzioni riproduttive e di pura ricerca del piacere, anche una funzione sociale importante, infatti in situazioni di potenziale conflitto e di tensione strisciante, come quando si contendono il cibo, si lasciano andare, invece che ad atti aggressivi, ad orge dove tutti fanno sesso con tutti, per passare poi, tranquilli, a spartirsi il cibo.”
Se dobbiamo agire “secondo natura”, ditelo al nostro Ministro degli Esteri!
Ma conosco l'obiezione: noi non siamo animali.
Vero (o meglio, non è vero, ma lasciamo stare...), ma allora cosa significa “secondo natura”?
Se non possiamo prendere esempio dagli animali, dalle piante o dal mondo dei minerali (anche questo, per assurdo che sia, è natura), quale deve essere il nostro riferimento?
Non l'uomo, perché è proprio l'umanità con i suoi comportamenti che è contrapposta alla natura, quale natura allora?
Alla natura del Matrimonio, ovviamente. Ma abbiamo visto che nulla ha di naturale il matrimonio, nel mondo animale troviamo relazioni sessuali o personali più o meno (molto meno di quanto si pensi) stabili, non matrimoni, che mi consentirete sono un'altra cosa, una istituzionalizzazione di una relazione preesistente, un atto burocratico e amministrativo, nulla di naturale. Aboliamo i matrimoni, naturale no?
Sbagliato e confuso il ragionamento, quel che deve essere ordinato secondo i dettami della natura è la relazione, relazione che tra omosessuali non può che essere sterile. Senza figli. La natura della famiglia sta nel suo fine: la riproduzione. Le coppie gay non si possono riprodurre, non sono quindi una famiglia.
Ma le coppie che non hanno o non possono avere figli, hanno o no, quei diritti che agli omosessuali si vogliono negare perché sterili? Sono o non sono una famiglia?
Se quindi non è il fattore riproduttivo a fare da discrimine tra ciò che è considerato famiglia e ciò che non lo è, da dove nascono le difficoltà ad accettare un matrimonio tra persone dello stesso sesso?
E' che sono dello stesso sesso, nulla c'entrano la natura e la procreazione, che sono il paravento dietro il quale si vorrebbe nascondere la verità: o-mo-fo-bia.
Ma il matrimonio omosessuale attacca la famiglia.
Nessuno fino ad ora ha spiegato in che modo questo attacco si concretizzerebbe, ma lo possiamo intuire.
Da un lato si scardinerebbe l'idea tradizionale di famiglia, ma questo attiene, secondo me, all'omofobia di cui sopra, oltre che ad una idea del tutto astratta delle unioni familiari e della morale, che non possono che produrre danni sul piano della solidarietà umana, come il caso Welby, a mio avviso, ha mostrato chiaramente. Della Vita e della Famiglia se ne fanno degli idoli, dei feticci sui cui altari sacrificare la vita e le sofferenze reali delle persone, ma questa è un'altra storia...
Da un altro lato si fa intendere, più o meno chiaramente, che riconoscere come famiglie a tutti gli effetti le coppie omosessuali, comporterebbe minori risorse per quelle “normali”, che invece ne avrebbero un gran bisogno.
Tentazione autoritaria, se ci si riflette.
Premesso che l'estensione di un diritto non implica la lesione di quelli altrui, semmai ne comporterà la rimodulazione, non certo l'abolizione, va evidenziato ai nostri politici distratti che, per sua natura, un diritto per essere tale, deve avere un carattere universale, diversamente non sarebbe altro che privilegio.
Non solo. Se lungo la storia della democrazia si fosse agito seguendo tale criterio, non avremmo, per esempio, il suffragio universale o la libertà di parola, visto che tale diritti negano il valore del censo, delle competenze e dell'esperienza nel governo della cosa pubblica.La democrazia relativizza per sua natura il merito, l'esperienza e la competenza, perché il voto e l'opinione della persona incolta contano, nel momento elettorale, quanto quella della persona istruita e competente, si danno stesso valore a cose diverse, relativizzandone il peso e l'importanza.
Tutti i diritti delle democrazie liberali, sono, e non possono non essere, che limitati da quelli altrui, la mia libertà finisce dove comincia quella di un altro.