Nuova testata grafica/2; JFK.
Delle tre testate create per questo blog dall'amico Capermaster, quella che ho scelto non è certo la più bella. Le mie preferenze sarebbero andate alla seconda versione, più grande e forse anche più leggibile della prima. Ma quella che trovate ora è certamente la più leggibile delle tre, ed è per questo che ho deciso di utilizzarla: in fondo un blog cosa dovrebbe fare se non comunicare nel miglior modo possibile? Ho preferito quindi privilegiare questo aspetto rispetto ad altri.
Non mi rimane che ringraziare l'amico Capemaster per la pazienza, la cortesia e la disponibilità che spontaneamente ha dimostrato nei miei confronti.
Devo inoltre ringraziare Fabristol che tramite un suo post mi ha fatto conoscere lo splendido discorso di JFK. Andando al merito del testo mi sembra utile fare alcune considerazioni.
JOHN FITZGERALD KENNEDY fu il primo presidente cattolico degli Stati Uniti e nella campagna elettorale del 1960, oltre alle parole riportate nella nuova testata grafica, disse:
"Ma, poiché io sono un cattolico, e nessun cattolico è mai stato eletto
Presidente, i problemi vivi e reali di questa campagna son stati posti
in sordina, fors’anche deliberatamente, da organismi meno responsabili
di questo consesso. Appare quindi necessario che, da parte mia, si
dichiari una volta di più non qual è il genere di Chiesa che io faccio
mio -
questa infatti è cosa che riguarda me solo - ma qual è l’America
nella quale io credo."
E poi:"Il mio ideale è quello di un Presidente
le cui opinioni religiose siano
questione che riguardi lui solo e cui esse non siano imposte dalla
nazione, e tanto meno imposte quale condizione per il mantenimento del
suddetto ufficio."
Infine:"E’ questa l’America nella quale io credo, ed è per un’America del
genere che io ho combattuto nei Mari del Sud, è per un’America del
genere che mio fratello è caduto sui campi di battaglia europei.
Nessuno allora ci proponeva una «duplice» lealtà,
nessuno osava
sostenere che noi non credessimo nella libertà, o che appartenessimo a
una minoranza di dubbia lealtà, la quale minacciasse «le libertà per le
quali son morti i nostri padri»."
E' un discorso che ha come scopo dichiarato, la necessità di difendersi dall'accusa
di appartenere ad una chiesa illiberale, e per respingere tale accusa, il futuro Presidente degli Stati Uniti, pronuncia parole che oggi in Italia costituirebbero una rivoluzione politica straordinaria. Un discorso impossibile.
Nessun Presidente della Repubblica o del Consiglio italiano potrebbe, infatti, pronunciare delle parole così chiare e nette a difesa della libertà delle istituzioni e del popolo italiano.
Da noi la politica va nella direzione opposta, quella della soggezione al Vaticano e della difesa dei suoi privilegi.
JFK ha dovuto e voluto dichiarare che non avrebbe obbedito alle eventuali pressioni del Vaticano, perché la religione è, e deve essere, un fatto privato che non può essere imposto al resto del popolazione americana.
A differenza dei politici nostrani di oggi, gli americani di allora non dimenticarono il fatto che le libertà fondamentali, quali la libertà di religione, di stampa e di parola, sono state sempre combattute dalla chiesa cattolica, e che dove questi diritti hanno avuto alla fine il sopravvento, hanno sempre e comunque incontrato l'avversione del Vaticano.
Insomma, non di un pregiudizio si trattava, ma della semplice constatazione dei fatti.
E lì i fatti conta(va)no (?).