Quando e dove nacque l"' individuo " con le sue libertà, non è questione solo storica o filosofica, è anzi soprattutto un fatto di grande rilevanza politica, in special modo nel contesto italiano dove alla rinascita del fondamentalismo islamico si preferisce rispondere contrapponendovi un sollecitato integralismo cattolico, invece della difesa delle libertà democratiche e della laicità delle nostre istituzioni.
Che la risposta alla sfida del terrorismo islamico, sul piano culturale e politico, abbia un carattere per lo più illiberale, non deve sorprendere visto che in Italia dopo secoli di cattolicesimo, abbiamo avuto il fascismo e il predominio culturale del comunismo, che certo non apprezzavano le cosiddette <<libertà borghesi>>.
I teocon italiani, alleati ("oggettivamente", si sarebbe detto un tempo) con i fondamentalisti islamici da un lato e con gli integralisti cattolici dall'altro, minacciano le radici laiche e liberal-democratiche delle nostre istituzioni, cercando, surrettiziamente, di introdurre in Italia una teocrazia soft, strumentalizzando pretese radici cristiane dell'Europa e dell'Italia.
S'intende, le citazioni sull'eredità greca e romana oltre che giudaica della nostra civiltà occidentale non mancano, ma, con il passare del tempo quelle greco-romane assieme a quelle giudaiche sono scomparse dalle polemiche, finendo per sopravvivere solo quelle dette cristiane (ma leggasi "cattoliche").
Per capire le cose come stanno, andiamo indietro nel tempo, quando del Salvatore cristiano non c'era ancora traccia.
Leggiamo cosa scrive Luciano Pellicani a proposito della nascita della filosofia: <<Solo uomini che si erano distaccati dai modi di pensare e di sentire istituzionalizzati avrebbero potuto ideare lo sconvolgente principio che vero era ciò che si poteva dimostrare, non già ciò che avevano creduto tale gli avi. Vale a dire: solo uomini che avevano conseguito un certo grado di indipendenza dalla tradizione religiosa e di autonomia dal potere sociale e/o politico. Il che rinvia alla particolare organizzazione della società nella quale apparvero i primi “dissacratori di professione”. Se le comunità nelle quali i [filosofi] operarono non fossero state strutturare in modo tale da rendere possibile quanto meno un minimo di libertà individuale, mai e poi mai il pensiero razionale avrebbe potuto nascere...>>
E ancora: <<Quando gettiamo lo sguardo sulla società ateniese, ci appare, al di là di alcuni tratti comuni [a Sparta e ad Atene] – per esempio, l'idea che la legge, pur avendo una protezione divina, non è una rivelazione divina, bensì l'espressione della volontà dei cittadini – un altro mondo, retta da principi che possiamo senz'altro definire “moderni”. In particolare, nell'Atene di Pericle troviamo ciò che a Sparta era “scientificamente” soffocato: la libertà individuale . (In Secolarizzazione e modernizzazione, Il Saggiatore .)
E' interessante notare che il carattere laico delle leggi, risulta essere inscindibile dal principio democratico della volontà popolare, infatti è del tutto evidente che se le leggi democratiche fossero un'emanazione della rivelazione divina (come si pretende che siano, oggi, in Italia), allora non potrebbero essere nella disponibilità del popolo.
Già Benjamin Costant aveva sottolineato, pur evidenziandone i limiti, l'affinità della democrazia ateniese con quella moderna: <<... fra tutti gli stati antichi Atene è quello che più somigliò agli stati moderni .>>
E ancora: <<Atene, come ho già riconosciuto, fu di tutte le repubbliche greche, quella maggiormente dedita al commercio: perciò accordava ai suoi cittadini una libertà individuale infinitamente più grande di Roma e Sparta. Se potessi entrare nei dettagli storici vi mostrerei che il commercio aveva fatto scomparire da Atene molte delle differenze che distinguono i popoli antichi da quelli moderni [...] sarete infine colpiti dal loro estremo amore per l'indipendenza individuale .>>
E, contrariamente a quanto capita di leggere, <<la cosa più lontana dalla visione della società ateniese[..]è proprio quella situazione di netto predominio del pubblico e del politico sul privato, di cui spesso si parla per la Grecia classica.>> ( Domenico Musti, citato dal Pellicani )
Nomocrazia, isonomia, isegoria: governo delle leggi, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, uguale diritto di parola nell'assemblea. Questi i principi della democrazia ateniese sotto Pericle. Stato che non solo permetteva anche ai poveri di partecipare all'assemblea, ma sosteneva i meno abbienti con politiche adeguate.
Scrive, infatti, Gustave Glotz in La città Greca : <<All'epoca di Pericle, la vita politica di Atene rivela un equilibrio perfetto tra i diritti dell'individuo e la pubblica potestà. La libertà individuale è assoluta . Dal giorno in cui Solone ha proibito di garantire un debito con un'ipoteca sulla persona del debitore, questo principio ha avuto uno sviluppo illimitato. Nessun individuo, per nessun pretesto, può essere ridotto in schiavitù né sottoposto a qualsiasi specie di servitù, nemmeno condizionata o temporanea. Né lo Stato né i privati cittadini possono ricorrere all'imprigionamento. [...]Fieri di essere cittadini liberi, gli ateniesi lo sono forse ancor più di essere cittadini eguali. Anzi, l'eguaglianza è per loro la condizione della libertà : essi non possono essere né padroni né schiavi gli uni degli altri proprio perché sono tutti fratelli, nati da una stessa madre comune. Le sole parole che nella loro lingua, valgono a distinguere il regime democratico dagli altri regimi sono quelle di isonomia, eguaglianza di fronte alla legge, e di isegoria, di eguale libertà di parola.>>
<<...lo Stato non conosce più gruppi gentilizi, ma soltanto individui che si equivalgono. Tutti hanno gli stessi diritti . Possono entrare all'Assemblea per parlare, se vogliono, e per votare[...] Se la nascita e la ricchezza non conferiscono più privilegi nella vita pubblica, vi sono pur sempre ricchi e poveri. Occorrono provvedimenti che permettano ai poveri di esercitare i loro diritti civici .>>
<<Gli orfani di guerra sono educati a spese del tesoro come pupilli della città e, alla loro maggiorità, ricevono un'armatura completa di oplite. Vengono accordate pensioni ai mutilati di guerra e, più tardi, sussidi agli invalidi del lavoro. Nei tempi ordinari, la città si preoccupa di assicurare a tutti il pane a buon mercato [...]Quando un principe straniero invia in dono una nave carica di grani, quando una spedizione vittoriosa permette d'impossessarsi del raccolto del paese nemico, ce n'é una parte per tutti i cittadini che si presentano. Le ecatombi offerte agli dei procurano periodicamente a tutti quelli che vi assistono una bella porzione di carne.>>
Eccole, le nostre radici.