Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino. 26 Agosto 1789
Articolo 2
Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione.
Articolo 3
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa.
Articolo 4
La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di quegli stessi diritti . Questi limiti possono essere determinati solo dalla Legge.
Articolo 5
La Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.
Articolo 11
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Abbiamo qui, solennemente affermate, la libertà di pensiero e di religione, di coscienza e di parola, la distinzione tra diritto e morale (quindi, tra peccato e reato), il principio democratico della volontà popolare contro l'investitura divina dei sovrani e la concezione dello Stato come garante dei diritti dei cittadini.
E' in forza di questi principi e diritti “imprescrittibili” che oggi possiamo essere omosessuali, dirci atei o eretici, senza per questo rimetterci la libertà o la vita.
Ora vediamo come la Chiesa intende la libertà:
<<1. Chiamati alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo, “la luce vera che illumina ogni uomo”(Gv 1, 9), gli uomini diventano “luce nel Signore” e “figli della luce”(Ef 5, 8) e si santificano con “l'obbedienza alla verità” (1 Pt, 1 22).
Questa obbedienza non è sempre facile. In seguito a quel misterioso peccato d'origine, commesso per istigazione di Satana, che è “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8, 44), l'uomo è permanentemente tentato di distogliere lo sguardo dal Dio vivo e vero per volgerlo agli idoli (cf. 1 Ts 1,9), cambiando “la verità di Dio con la menzogna” (Rm 1, 25), viene allora offuscata anche la sua capacità di conoscere al verità e indebolita la sua volontà di sottomettersi a essa. E così, abbandonandosi al relativismo e allo scetticismo (cf. Gv 18, 38), egli va alla ricerca di una illusoria libertà al di fuori della stessa verità >>
(Veritatis Splendor, Introduzione 1.)
E ancora:
<<Secondo la fede cristiana e la dottrina della Chiesa, “solamente la libertà che si sottomette alla Verità conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona è di essere nella Verità e di fare la Verità”>>
(Veritatis Splendor, Capitolo III , 84.)
Fermiamoci qui. E' di tutta evidenza che la libertà per la Chiesa cattolica, è solo un valore secondario che discende dalla necessaria adesione alla Verità, assoluta e incontestabile (e cattolica).
Essere liberi significa, paradossalmente, obbedire alla Chiesa e alla sua etica.
Mentre l'idea di libertà che l'occidente si è dato dalla rivoluzione francese in poi, consiste nell'obbedire alla propria libera coscienza nel rispetto della coscienza altrui, al contrario nella concezione che la Chiesa ha della libertà, questa si riduce all'obbedienza ad un credo, credo che non ammette altre verità che la propria.
Uno iato incolmabile separa quindi la libertà laica da quella confessionale: l'una ama la libertà che porta all'autenticità della coscienza di ognuno, l'altra la Verità che vuole l'obbedienza di tutti.
L'una baratta la Verità con le verità e la libertà, l'altra invece ci toglie la libertà per consegnarci prigionieri alla sua Verità, unica ed assoluta.
Ma la democrazia è procedura, forma, non entra nel merito delle questioni etiche, è relativista non assolutista, eccezion fatta per le << ... questioni di principio, quelle che riguardano il rispetto dell'uguale dignità di tutti gli esseri umani e dei diritti che ne conseguono e il rispetto dell'uguale partecipazione alla vita politica e delle procedure relative. Ma al di là di questo nucleo, essa è relativistica... >> (Zagrebelsky, imparare la democrazia).
Assolutismo etico e democrazia non sono compatibili.
Si potrebbe obiettare che simili prescrizioni riguardano in realtà solo i cattolici, lasciando libero chi cattolico non è. Infatti da più parti si ripete fino alla noia, che la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II non è più quella di Pio IX, è cambiata, dicono...
Vediamo.
<<III Principi della dottrina cattolica su laicità e pluralismo
5. Di fronte a queste problematiche, se è lecito pensare all'utilizzo di una pluralità di metodologie, che rispecchiano sensibilità e culture differenti, nessun fedele tuttavia può appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica , favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società. Non si tratta di per sé di “valori confessionali”, poiché tali esigenze etiche sono radicate nell'essere umano e appartengono alla legge morale naturale. Esse non esigono in chi le difende la professione di fede cristiana, anche se la dottrina della Chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque come servizio disinteressato alla verità sull'uomo e al bene comune della società civili. D'altronde, non si può negare che la politica debba anche riferirsi a principi che sono dotati di valore assoluto proprio perché sono al servizio della dignità della persona umana e del vero progresso umano. >>
(Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, III, 5.)
Il politico come braccio terreno del potere spirituale...
La pretesa assolutezza e universalità della morale cattolica, non concede dignità etica alle diverse concezioni della morale come, per esempio, quelle dei valdesi, degli ebrei o degli atei o di qualsiasi altro laico, non genuflesso; in conseguenza di ciò, a questa morale pretesa universale, tutti siamo tenuti ad aderire, nessuno escluso, anche perché saranno i politici cattolici ad adeguare la legislazione ai desideri del Vaticano.
Del resto (il lettore si rilegga la prima citazione della Veritatis Splendor), chi ha criteri etici diversi da quelli vaticani, è vittima dell' istigazione di Satana al peccato. Al di fuori dell'obbedienza non c'è la libertà, ma il Maligno!.
Chi legge potrebbe comunque dubitare, pensare che si stia forzando indebitamente il pensiero della Chiesa, in fondo questa non fa che esortare, non obbliga.
Leggiamoci allora, cosa dice Mons. Caffarra:
Aldo Cazzullo Corriere della Sera, 2 dicembre 2005:
rispondendo ad una domanda di Cazzullo sul pericolo teocratico paventato da Prodi, afferma:
<<..Dire poi che ciascuno è libero nella sua vita privata di commettere tutti i peccati che vuole, purché non violi le regole pubbliche, è incredibilmente ingenuo. Perché chi commette abitualmente certi peccati finirà per commettere almeno qualche reato>> .
Siamo all'identificazione tra il peccato ed il reato, è ingenuo infatti pensare che <<La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di quegli stessi diritti . >>
Questa idea di libertà, che è il fondamento delle democrazie liberali moderne, e perciò delle nostre personali libertà, è un errore: chi pecca prima o poi diviene un criminale. Se questa è la malattia, qual è la cura Mons. Caffarra? La galera per chi, vittima di Satana, non è cattolico?
<<D'accordo>>, potrebbe dire il nostro lettore immaginario, <<ma questa è la posizione del Monsignore, non della Chiesa!>>
Bene, proseguiamo a leggere:
<<6. Il richiamo che spesso viene fatto alla “laicità” che dovrebbe guidare l'impegno dei cattolici , richiede una chiarificazione non solo terminologica. La promozione secondo coscienza del bene comune della società politica nulla ha a che vedere con il “confessionalismo” o l'intolleranza religiosa. Per la dottrina morale cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica – ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto>>
(Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, III, 6.)
E chiaro? L'autonomia della politica c'è per tutto, ma non per la morale! Puoi farti buddista, ebreo, valdese, scegliti la religione che vuoi, puoi essere anche ateo o agnostico, purché faccia tua la morale dello Stato del Vaticano. Lo Stato italiano non deve costringerti a farti cattolico, deve costringerti ad avere un'etica cattolica .
Dov'è finito l'amore per la persona umana che, secondo alcuni cattolici, implicherebbe l'amore per la sua libertà?
P.S.: non posso fare a meno di consigliare la lettura, molto illuminante, dello splendido post di Zaneddu, dove viene commentato un articolo di Alberto Giannino Presidente Adc - Associazione docenti cattolici , dove la libertà fa sempre la stessa brutta fine...