Commentado il post "Il Papa confessa: il nemico non è l'islam, ma la laicità" , l'amico Al mi domanda: "Ma tu lo hai letto il discorso di Ratisbona?"
Nel discorso di Ratisbona (qui il mio post sul discorso ) il Papa ha tracciato una distinzione tra l'Islam e il cristianesimo: <<Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione, è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…". L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. >>
Quindi è vero, la chiesa diversamente dal passato, non accetta l'uso della violenza nelle questioni di fede e anzi afferma di prediligere l'uso della ragione, a differenza dell'Islam che, con l'11 settembre, ha scatenato una guerra armata contro l'occidente. Ma nel post commentato da Al non si paventava certo l'uso della violenza da parte del Vaticano, si parlava invece “di una sorta di dichiarazione di guerra all'occidente”, di qui l'irrilevanza della domanda.
Potremmo chiamarla, infatti, una guerra culturale e politica che mira ad avvalersi delle istituzioni statali per imporre a tutti le credenze etiche e dogmatiche del cattolicesimo. Del resto le parole del Papa non lasciano dubbi sulla natura dello scontro:<<Se si arriverà ad uno scontro delle culture, non sarà per lo scontro delle grandi religioni – da sempre in lotta le une contro le altre ma che, alla fine, hanno anche sempre saputo vivere le une con le altre –, ma sarà per lo scontro tra questa radicale emancipazione dell’uomo [da Dio] e le grandi culture storiche>> .
Discorso che non contraddice quanto affermato a Ratisbona, ma che conferma quanto detto a Monaco (leggere qui), dove il papa ha chiarito che l'Islam ha gli stessi timori e gli stessi obiettivi della Chiesa cattolica: combattere i materialismo e l'ateismo. In poche parole: lottare contro la modernità, quindi contro la laicità.
Il Vaticano infatti nega di voler imporre la fede - cosa che sarebbe contraria al cristianesimo - ma nonostante ciò è evidente il suo desiderio di usare le leggi di altri Stati, come strumento di affermazione delle proprie convinzioni, cosa che per la chiesa non si configurerebbe come una costrizione, essendo le sue presunte Verità, Verità di ragione.
A questo punto dovrebbe essere chiaro l'equivoco: come sta scritto nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, III, 6 << Il richiamo che spesso viene fatto alla “laicità” che dovrebbe guidare l'impegno dei cattolici , richiede una chiarificazione non solo terminologica. La promozione secondo coscienza del bene comune della società politica nulla ha a che vedere con il “confessionalismo” o l'intolleranza religiosa. Per la dottrina morale cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica – ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto>>. Per ciò nessuno è tenuto a farsi cattolico, ma tutti hanno l'obbligo di aderire alle convinzioni etiche del Vaticano, con le buone o con il potere coercitivo della legge.
I conti tornano: l'Islam è un problema, ma la questione principale resta l'emancipazione dell'individuo dal dio cattolico, e la battaglia che la Chiesa combatte va proprio in questa direzione, certo senza spargimento di sangue, ma facendo strame delle libertà e dei diritti dei cittadini, come nel caso dei gay nicaraguensi, perseguitati penalmente con il forte sostegno della Conferenza episcopale.
Quindi, sì, il discorso di Ratisbona l'ho letto, ho letto anche quello di Monaco, ma più leggo più mi convinco di un fatto evidente: o si è liberali o si è cattolici.