Siamo tutti atei.
Da www. corriere.it: Rompere il silenzio. La libertà religiosa a rischio anche da noi.
Perché mai è un
musulmano a promuovere una manifestazione che ha come parola d'ordine "Salviamo i cristiani "? Perché mai in tanti qui
in Italia, nella culla del cattolicesimo e in una terra di libertà,
si sono sentiti come affrancati dalle catene interiori che impedivano
loro di scandire ad alta voce in una piazza pubblica l'orgoglio di
essere cristiani?
È con questi interrogativi che
verso le 22 di ieri ho preso la parola di fronte a migliaia di
persone, formalmente desiderose di salvare gli altri, i cristiani
perseguitati nel mondo, di fatto per riscattare se stessi, i propri
valori e la propria identità, violati e traditi dal dilagare
del relativismo culturale e religioso.
Il senso dell’impegno comune l’ho
così riassunto: “Siamo qui riuniti in questa straordinaria
manifestazione quali persone di buona volontà che, al di là
della propria religione e nazionalità, si sentono unite
dall’imperativo di affermare e difendere il diritto alla libertà
religiosa di tutti e ovunque nel mondo. E proprio perché siamo
persone di buona volontà genuinamente credenti e impegnate a
favore della verità, del bene e del legittimo interesse
proprio e altrui, noi eleviamo coralmente la nostra voce per
denunciare la discriminazione, la violenza, la persecuzione e l’esodo
forzato dei cristiani in Medio Oriente.
[...]
Il concetto fondamentale che ho voluto
trasmettere è stato che «va benissimo preoccuparci per
le sorti dei tanti Paesi dove la libertà religiosa è
violata e dove i diritti umani sono negati. Ma cominciamo a occuparci
della libertà religiosa a casa nostra. Se vogliamo essere
credibili quando rivendichiamo la libertà religiosa per i
cristiani in Turchia o in Cina, dobbiamo avere la certezza che questo
diritto venga rispettato in Italia, in Europa e in Occidente. Ebbene
non è così dal momento che molti musulmani in Europa
non possono avvicinarsi alle moschee che sono state trasformate nel
quartier generale degli estremisti islamici, pena la loro uccisione.
Non è così dal momento che i musulmani non praticanti,
o ancor di più coloro che liberamente si convertono ad
un’altra fede, rischiano la vita.
Certo, ha ragione Magdi Allam, è
importante non tacere sull'intolleranza religiosa che vede come sue
vittime i cristiani, è importante ribadire e sostenere una
volta per tutte quella libertà che la Chiesa fino a non molto
tempo fa, ha negato e combattuto: la libertà di religione.
E' bene non dimenticare che una delle
giustificazioni addotte per chiedere la reintroduzione dei ghetti per
gli ebrei, quando dopo la rivoluzione francese in molti paesi furono
emancipati, fu la loro pretesa pericolosità in quanto ebrei, i
quali per loro natura, secondo le autorevoli parole della Civiltà
cattolica, non avevano né patria né alcuna comunione
con le popolazioni e i paesi che li ospitavano. Un ebreo era, secondo
la rivista, sempre un ebreo.
Non credo sia da oziosi quindi,
sottolineare che l'intolleranza religiosa non si è mai fondata
sul “relativismo culturale e religioso”, al contrario il “popolo
deicida” poteva essere marchiato come tale solo da una religione
dogmatica e assolutista. Come del resto sono tali (dogmatici e
assolutisti) i musulmani che perseguitano i cristiani, per non
parlare di chi in nome di dio abbatté nel 2001 due
grattacieli, facendo migliaia di vittime innocenti.
Quelle vittime, furono vittime
dell'assolutismo religioso non del relativismo.
E' indubbiamente vero che non tutte le
religioni sono uguali, sono il primo ad ammetterlo. Prendiamo come
esempio la chiesa valdese, una chiesa rispettosa della laicità
delle istituzioni e dei diritti dei cittadini, che non chiede
privilegi per se, ma rispetto per le libere coscienze di tutti. Non
ha mai preteso che le proprie convinzioni etiche divenissero legge
dello Stato.
Al contrario, la chiesa cattolica
rappresenta un pericolo per le nostre istituzioni democratiche;una
chiesa che pretende di fondare le democrazie sulle proprie credenze
etiche, chiedendo così la violazione della libertà di coscienza di chi cattolico non è.
L'Italia si avvia oramai ad essere uno Stato Etico Cattolico, dove il
dissidente che si comporti come tale, rischia la galera. Non c'è
quindi da stare allegri.
I musulmani, certo, mi piacciono ancor
meno, ma quel che temo di più è l'alleanza liberticida
tra islamici e cattolici. Un alleanza che, ne possiamo essere certi,
nel futuro si rafforzerà, ma ne riparleremo.
Di fronte alla persecuzione
sistematica e all’esodo di massa indotto o imposto dei cristiani
dal Medio Oriente, noi non possiamo non dire "Siamo tutti
cristiani".
La libertà quella vera, è
la libertà dalla religione, una libertà che tutti
include.
Il credente è anch'egli un ateo:
non crede in tutte quelle divinità che non conosce o alla cui
fede non è stato educato. Potremmo definirlo il suo, un
“ateismo relativo”, non assoluto.
Quando una religione perseguita i
seguaci di un'altra fede, combatte in realtà l'ateismo verso
la propria divinità. Il nemico è perciò
l'ateismo.
Difendere la libertà di
religione sul serio significa, quindi, difendere la libertà
dalla religione, significa difendere il diritto di essere atei.
Siamo tutti atei (chi più chi
meno).